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La poltrona sbagliata del prof. Flick

23 febbraio 2000

Il Resto del Carlino, 23 febbraio 2000

Alcuni giorni fa il Presidente della Repubblica Ciampi ha nominato giudice Costituzionale il prof. Flick già ministro della giustizia del governo di centrosinistra di cui lo stesso Ciampi faceva parte circa due anni fa.  Numerose le critiche per questa nomina, soprattutto da parte degli esponenti dell’opposizione  Io stesso ritengo che si sia trattato di una scelta a dir poco inopportuna anche alla luce di come avvengono le nomine dei giudici costituzionali negli altri paesi democratici.  Vediamo perché. 

Gli studiosi sono concordi nell’evidenziare che gli orientamenti personali (politici, ideologici, religiosi, ecc.) dei giudici delle Corti Costituzionali sono un fattore di cruciale importanza per comprendere  le decisioni delle corti stesse.  Come ha sostenuto uno dei più grandi giuristi europei di questo secolo, Hans Kelsen, il giudice costituzionale non può che divenire un “legislatore attivo” soprattutto quando -come spesso accade- è chiamato a dare un concreto significato a concetti di necessità generali quali libertà, eguaglianza, diritto alla salute, all’educazione, alla previdenza ecc.  Le sue decisioni prevalgono su quelle dei parlamenti ed assumono spesso effetti regolatori di grande rilievo sociale, politico ed economico per tutta la comunità.  Proprio a causa del rilievo politico e dell’ampia discrezionalità che caratterizza spesso le decisioni delle Corti Costituzionali si è in più paesi ritenuto necessario predisporre particolari accorgimenti per far sì che quei poteri vengano esercitati, per quanto possibile, con equilibrio.  Tra i principali accorgimenti vi è quello di adottare procedure che inducano a scegliere giudici professionalmente qualificati e a sceglierli anche in modo che nel loro insieme rappresentino le varie sensibilità presenti nella società.  Di farlo cioè evitando che le scelte dei giudici possano essere o anche solo apparire come intese a orientare in senso partigiano le future decisioni della corte.  Di questo aspetto Il Presidente Ciampi non ha tenuto conto nominando il Prof. Flick.  Basti ricordare che 5 dei 15 giudici della Corte sono di nomina presidenziale (altri 5 sono eletti dalle alte magistrature e 5 dal Parlamento con maggioranza qualificata).  Negli anni passati il presidente Scalfaro ne ha nominati 4 scegliendoli tutti tra soggetti in vario modo collegati all’area governativa del centro sinistra.  Dovendo nominare il successore del Prof. Vassalli Il Presidente Ciampi invece di cogliere l’occasione per riequilibrare almeno parzialmente gli squilibri creati dal suo predecessore ha nominato anche lui un giudice che certamente appartiene alla stessa area governativa di centrosinistra.  Negli altri paesi democratici dell’Europa occidentale questo non sarebbe possibile perché la totalità dei giudici costituzionali (in Germania) o la stragrande maggioranza di essi (in Spagna e Portogallo) sono eletti dal Parlamento con maggioranze qualificate e quindi con la possibilità per le minoranze di imporre anche la elezione di giudici a loro graditi.  Ai Presidenti di Germania e Portogallo non è riconosciuto nessun potere di nomina per i giudici costituzionali.  Solo in Spagna il capo dello stato, cioè il Re, ne nomina 2 su 12.  Per la verità l’eccezionale potere attribuito solo dalla nostra costituzione al capo dello stato di nominare ben 5 giudici costituzionali non era mai stata fonte di squilibrio nei lunghi anni della così detta prima Repubblica (cioè fino al 1992).  In nessun periodo tutti e cinque i giudici di nomina presidenziale sono stati omogenei alla maggioranza governativa.  Per convenzione non scritta ma egualmente cogente i Presidenti di allora erano di fatto limitati nelle loro scelte e nominavano anche giudici indicati dall’opposizione.  Poiché queste garanzie di scelte politicamente equilibrate da parte del Capo dello Stato sono venute di fatto meno sarebbe opportuno che anche nel nostro Paese fossero introdotte nuovi meccanismi di nomina che, a somiglianza di quelle vigenti negli altri paesi democratici, siano volte ad impedire scelte politicamente non equilibrate.  Personalmente sarei propenso alla adozione di un sistema di nomina simile, ma non del tutto eguale, a quello degli Stati Uniti ove è il presidente che Propone le nomine ed il senato ad approvarle in via definitiva.  Da noi l’approvazione potrebbe essere affidata al Parlamento in seduta comune con maggioranza qualificata.  E’ un sistema che, soprattutto nella sua più recente evoluzione garantisce anche la maggiore trasparenza nelle nomine e garantisce anche una più qualificato scelta dei candidati sia perché il Presidente tenderà a scegliere bene i suoi candidati per non essere poi sconfitto in Parlamento, sia perché dopo l’annuncio della proposta presidenziale sia in Parlamento che fuori del Parlamento si possono vagliare apertamente le qualità e le e capacità professionali dei candidati (che da noi non sono sempre state eccelse).  Per far comprendere i vantaggi di questo sistema faccio l’esempio di quello che sarebbe potuto capitare se il sistema da me indicato fosse stato utilizzato per la prima volta nel caso del Prof. Flick.  Ben difficilmente l’opposizione avrebbe consentito che si raggiungesse l’elevato quorum per la sua elezione per non aggravare gli squilibri già esistenti.  Non solo, ma a mio avviso la nomina avrebbe incontrato serie difficoltà anche sul piano delle scelte di valore e professionali.  Trattandosi di un mio convincimento non dettato da animosità personale porro la questione in termini dubitativi ricordando che la proposta legislativa di maggior spicco e di più ampia portata da lui fatta come Ministro della Giustizia, quella di cui lui mena maggior vanto, è stata quella della istituzione del  giudice unico di prima istanza.  Solo questo precendente avrebbe consentito di sollevare obiezioni difficilmente superabili.

La prima. Nella forma da lui proposta un giudice singolo da solo poteva condannare un cittadino fino a 20 anni di detenzione (cioè ad una pena di 20 volte superiore a quello che è consentito al giudice singolo in Germania e 40 volte più alta di quella erogabile da un giudice singolo olandese).  Solo questo sarebbe stato sufficiente a sollevare dubbi da parte di alcuni sugli orientamenti di valore del futuro giudice in merito ai livelli di garanzie da accordare al cittadino in sede processuale. (ma forse altri lo avrebbero scelto proprio per questo).  

La seconda.  Nel formulare la sua proposta di legge sul giudice unico l’allora Ministro Flick comunicò ufficialmente al Parlamento che la riforma non avrebbe portato alcun aggravio per il bilancio dello Stato.  E’ ormai chiaro che quella riforma per essere attuata costerà centinaia di miliardi e forse anche di più.  E’ compatibile con le qualificazioni richieste ad un giudice di quel livello quella di commettere errori di valutazione tanto maccroscopici sulle conseguenze che avranno le sue decisioni?  

 

 

 

 

 

 

 

 

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