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Gli eccessi di zelo del giudice Violante

21 agosto 2000

IL GIORNALE – 21 agosto 2000

 

Da alcuni giorni ferve la polemica sulle dichiarazioni rese dall’On. Luciano Violante in merito all’arresto di Edgardo Sogno da lui ordinato nel 1974, quando era giudice istruttore di Torino, sulla base di ipotesi accusatorie dimostratesi poi del tutto inconsistenti. Tanto inconsistenti che Sogno fu poi assolto  con formula piena dall’accusa  di aver ordito un colpo di stato di stampo fascista.

Se ben comprendo si rimprovera a Violante  di aver operato con spirito di parte nell’esercizio delle sue funzioni di giudice. Gli si rimprovera di seguitare a dire ancora oggi che non ha sbagliato, che rifarebbe ancora oggi quello che fece allora, di affermare che ieri come oggi lui  ha sempre agito con spirito  non partigiano e assolutamente super partes nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali.

Nel valutare l’orientamento distaccato e super partes di Violante  nei confronti di Sogno è forse opportuno ricordare un episodio, diverso da quello del suo arresto, che i critici di oggi forse non conoscono. Il 27 agosto 1974 fu  effettuata una perquisizione nell’appartamento  di Sogno per ordine del giudice istruttore  Violante. Egli motivava  tale perquisizione affermando: “Sussistono prove di una corrispondenza tra Edgardo Sogno e l’avvocato Antonio Fante di Padova  e che tale corrispondenza avrebbe ad oggetto  la costituzione di una organizzazione intesa a raggruppare tutti i gruppi di estrema destra , tra i quali Ordine Nuovo…”.

Edgardo Sogno denunziò Violante per “falso in atto pubblico” sostenendo che quella corrispondenza non esisteva e che lui neppure conosceva l’avvocato Fante. Il giudice istruttore di Venezia che si occupò  di questa denuncia accertò che le lagnanze di Sogno erano fondate. Disse, infatti, nella sentenza: “Non può disconoscersi che sussista, nella specie, una attestazione non vera dei fatti  posti dal magistrato (Violante) quale presupposto giuridico  dell’adottato provvedimento di perquisizione domiciliare”. Ciononostante il giudice istruttore di Venezia ritenne comunque di dover assolvere il suo collega Violante.

A tal fine ricordò che il caso Sogno trattato da Violante era complesso e di rilievo nazionale “dagli sviluppi imprevedibili”; che Violante “nella vana ricerca  della lettera” era rimasto “vittima di  eccesso di zelo…pervenendo al convincimento, sia pur erroneo, della esistenza di una situazione identica a quella che attestava…E quindi difettava  la coscienza e la volontà di immutare il vero e che vi era il convincimento del contrario”. Fuor di giuridichese,  nella sostanza il giudice istruttore di Venezia ci dice: è senz’altro vero che Violante ha ordinato la perquisizione della casa di Sogno motivandola con false affermazioni e sulla base di fatti inesistenti, tuttavia va assolto perché era stato vittima di un eccesso di zelo giudiziario; un eccesso di zelo che lo aveva portato, in contrasto con la documentazione di cui disponeva, ad autoconvincersi che il falso non fosse falso, ma che, al contrario, il falso fosse vero.

Non credo che il lettore abbia bisogno del mio aiuto per esprimere valutazioni sulla vicenda. Non so, inoltre, se anche con riferimento a questa vicenda  Violante dichiarerebbe di non aver nulla da rimproverarsi e che rifarebbe anche oggi quello che ha fatto allora. Mi limito ad aggiungere che si tratta solo di uno dei moltissimi, innumerevoli esempi che evidenziano gli enormi spazi di discrezionalità con cui possono operare i nostri magistrati inquirenti e al contempo la scarsa protezione dei diritti di libertà del cittadino nell’ambito del nostro processo penale.

Si è a volte speculato sull’importanza che il caso Sogno avrebbe avuto nel favorire l’eccezionale carriera politica di Violante. Le speculazioni non sono prove. Alcuni fatti sono comunque certi. Subito dopo gli episodi giudiziari di cui abbiamo detto, e cioè nel 1976, Violante lasciò l’ufficio istruzione di Torino e si fece trasferire a Roma, presso il Ministero della Giustizia, con un incarico di non grande rilievo. Ciò gli consentì di sviluppare un solido  rapporto con la dirigenza nazionale  del Partito comunista, che volle subito dopo farlo eleggere  deputato (nel 1979). Da allora e per molti anni è stato quindi il principale artefice delle politiche giudiziarie del Partito comunista e degli indubbi successi che il suo partito ha ottenuto in questo settore.

Una postilla. Il lettore che volesse leggere integralmente la sentenza del giudice di Venezia in merito alla denunzia  di falso in atto pubblico effettuata da Sogno nei confronti di Violante può trovarla su un libro di Agostino Viviani, “La degenerazione del processo penale in Italia”. Edizioni SugarCo, pagine 204-210.

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