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Senza giudici onorari in panne i Tribunali dei minori

18 febbraio 2002

Il Messaggero, 18 febbraio 2002

E’ di nuovo bufera sul tribunale per i minorenni per una ennesima decisione che i cittadini non comprendono.  Un padre accusato di aver abusato della sua bambina è stato assolto con formula piena.  Lui e sua moglie rivorrebbero la figlia che il tribunale dei minori aveva loro sottratto.  Il comune cittadino pensa che soddisfare questa richiesta sia il minimo che si possa fare per riparare ad una accusa ingiusta, ad un infamante processo, e ad anni di sofferenza.  Il Tribunale, invece, rigetta la richiesta e decide di far adottare la bimba da altra famiglia.  Il sottosegretario alla giustizia, Jole Santelli, coglie questa occasione per annunziare, su questo giornale, una riforma della giustizia minorile che lascia a dir poco perplessi. 

L’On. Santelli ricorda, giustamente, la complessità e delicatezza dei giudizi che riguardano i minori e quindi, sembra di capire, condivide l’opinione che per quel tipo di giudizi sia necessaria una elevata professionalità che comprenda anche conoscenze approfondite di psicologia e delle problematiche dell’età evolutiva.  Conoscenze specialistiche che sono indispensabili sia nel corso del giudizio (si pensi, ad esempio, alle difficoltà tecniche che presenta l’interrogatorio di un bambino), sia anche per la individuazione della decisione più adeguata a tutelare l’interesse del minore.  Sorprende quindi che l’On. Santelli finisca per proporre di eliminare dai collegi giudicanti i componenti onorari esperti e di affidare il giudizio ai soli magistrati di carriera.  Una tale impostazione non può che basarsi su due assunti.  Il primo è che il giudizio dei soli magistrati di carriera garantirebbe decisioni più competenti.  Il secondo, speculare al  primo, è che attualmente le decisioni giuduziarie sui minori sarebbero eccessivamente influenzati dai giudici onorari esperti.  Le ricerche condotte in materia indicano chiaramente che entrambi quegli assunti sono errati. 

Un primo dato certo è che al momento di essere assegnati ai tribunali per minorenni la stragrande maggioranza dei magistrati ha solo conoscenze di tipo giuridico, mentre è ben evidente che per assumere nell’interesse del minore decisioni relative alla patria potestà, agli affidamenti, alle adozioni, ai programmi rieducativi siano necessarie anche, ed in molti casi soprattutto, conoscenze specialistiche di natura psico-pedagogica. 

Un secondo dato che emerge dalle ricerche è che nelle decisioni adottate dai tribunali per i minorenni, cioè anche quelle che suscitano sconcerto, di regola prevale l’orientamento dei giudici di carriera su quello degli esperti.  Secondo quanto risulta dall’unica ricerca in argomento, pubblicata dalla rivista ufficiale dei giudici minorili nel l995 (F. Facioli, A. Mestitz, Indagine sui giudici onorari minorili), ciò dipende da due circostanze: 

a) In primo luogo dalla scarsa protezione dell’indipendenza dei giudici onorari esperti.  A dispetto dalla norma costituzionale che espressamente ne prevede la tutela (art. 108), le procedure per la loro nomina e riconferma non la garantiscono affatto.  Come mostrano i risultati di ricerca, i giudici esperti sono infatti nominati e riconfermati con cadenza triennale su indicazione del presidente e degli altri giudici di carriera del tribunale per i minorenni (la nomina spetta al CSM che di regola si adegua passivamente a tali indicazioni).  Se desiderano essere confermati nel loro incarico è comprensibile che nell’assumere le decisioni gli esperti finiscano, più o meno inconsciamente, per subire l’influenza dei componenti del collegio che li dovranno valutare per la riconferma. 

b) In secondo luogo dal fatto che molti dei componenti esperti prescelti di fatto non possiedono le necessarie qualificazioni.  La ricerca mostra infatti che solo un terzo dei giudici minorili esperti allora in servizio possedeva adeguate qualificazioni professionali.  Mostra inoltre che tra gli esperti di maggiore competenza fortissime erano le frustrazioni per la posizione di fatto “subordinata” ai giudici di carriera.

Non ci sembra quindi che per rendere più funzionale la giustizia nel settore minorile la soluzione possa essere trovata eliminando dai collegi giudicanti proprio i giudici onorari che sono portatori delle competenze necessarie ad integrare le conoscenze giuridiche dei magistrati di carriera.  La soluzione andrebbe piuttosto cercata nella direzione suggerita dalle ricerche condotte in materia, e cioè stabilendo procedure di reclutamento e conferma nell’incarico dei giudici esperti che da un canto tutelino appieno la loro indipendenza, e dall’altro assicurino che essi effettivamente posseggano le necessarie competenze specialistiche.  Va senza dirlo che sarebbe inoltre opportuno che anche da noi, come avviene in altri paesi europei, i magistrati trasferiti alle funzioni minorili da altri incarichi seguano preventivamente specifici corsi di riorientamento professionale.

 

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