Home > articoli di giornale > Il CSM non è il sindacato dei giudici

Il CSM non è il sindacato dei giudici

13 luglio 2003

Il Giornale, 13 luglio 2003

Nel maggio scorso il Presidente del Consiglio dei ministri ha, a più riprese, pubblicamente ed aspramente criticato i comportamenti e gli atti giudiziari di alcuni magistrati di Milano, Palermo e Torino.  Il sindacato dei magistrati, ha replicato condannando duramente il comportamento del Presidente del Consiglio.  Fin qui nulla di strano, poiché è certamente nel buon diritto di un sindacato reagire in questo modo.  Non si è tuttavia limitato a questo.  I 16 magistrati che rappresentano in seno al CSM le varie correnti di quel sindacato hanno chiesto che anche l’organo di autogoverno della magistratura censurasse il Presidente del Consiglio.    Nella seduta del CSM del 19 giugno scorso la maggioranza del CSM ha espresso tale censura dopo aver respinto una pregiudiziale nella quale alcuni consiglieri evidenziavano come fosse incompatibile con il nostro assetto costituzionale che il CSM potesse valutare i comportamenti politici del Primo ministro. 

Alcuni giorni fa, nel corso di un programma di un’emittente radiofonica francese, il Primo ministro ha di nuovo espresso valutazioni estremamente negative sul comportamento di alcuni magistrati e sul modo con cui esercitano le funzioni giudiziarie.  Non sappiamo se con questo egli intendesse anche segnalare subito al CSM la irrilevanza ed inutilità delle censure che gli aveva rivolto.  Nella sostanza, tuttavia, le sue nuove critiche assumono chiaramente anche quel significato.  Per una curiosa, e forse irriguardosa, associazione a me è subito venuto in mente la riposta che George Bernard Shaw diede ad un giornalista che gli aveva inviato un “pezzo” in cui criticava un suo lavoro teatrale.  Gli scrisse:  “Sono seduto nella stanza più piccola della mia casa.  Ho il suo pezzo dinanzi a me. Presto sarà dietro di me”.

Non intendo qui entrare nel merito delle accuse rivolte dal Presidente Berlusconi ad alcuni magistrati.  Su questo si sono già versati fiumi di parole sia da parte di chi lo approva che da parte di chi lo disapprova.  E’ più utile considerare le implicazioni istituzionali di quanto avvenuto.

A me sembra evidente che in sistema parlamentare, nel nostro come in quello di altre democrazie,  i comportamenti e le valutazioni politiche del Primo ministro possano essere  istituzionalmente censurate solo dal Parlamento.  Anche nel 1985 i magistrati tentarono di far censurare dal CSM le dichiarazioni di un Primo ministro, cioè Bettino Craxi.  Ciò fu allora impedito dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nella sua qualità di presidente del CSM.   Questa volta i meccanismi istituzionali intesi a mantenere il CSM nell’ambito delle sue competenze istituzionali non hanno funzionato.   E’ stata approvata una censura che non ha sortito, né poteva sortire, alcun effetto e che è stata addirittura ridicolizzata dalle successive dichiarazioni del Primo ministro.  Da questa vicenda i magistrati dovrebbero trarre un insegnamento:  non  è utile neppure per loro utilizzare il CSM come cassa di risonanza del loro sindacato perché se ne svilisce il ruolo ed il prestigio istituzionale.  Non mi faccio tuttavia illusioni che la lezione sia stata compresa.   Infatti il sindacato dei magistrati, resosi conto della inefficacia della censura pronunziata dal  CSM,  ha ora deciso di alzare il tiro.  Il 5 luglio scorso ha deliberato di adire il Parlamento Europeo per ottenere anche in quella sede una qualche reprimenda del nostro Primo Ministro.  A molti potrà sembrare una iniziativa cervellotica o velleitaria, frutto di un delirio di onnipotenza.   Non è così.  Da molti anni l’influenza del sindacato dei magistrati ha potuto contare sulla presenza diffusa di suoi componenti in tutte le istituzioni nazionali (magistrati parlamentari, membri dell’esecutivo nazionale, presidenti di regione, sindaci, assessori, consulenti del Parlamento, del Presidente della Repubblica, distaccati presso vari ministeri, assistenti presso la Corte Costituzionale, ecc.).  Ora i nostri magistrati sono presenti ed attivissimi anche in molte delle istituzioni dell’Unione Europea (tra l’atro siede nel Parlamento Europeo, eletta nelle liste dei DS, un ex presidente del sindacato della magistratura, Elena Paciotti, di grande capacità professionale e di consumata abilità politica).  Sono tutte presenze che hanno concorso in passato e concorreranno in futuro ad alterare nella sostanza quei meccanismi dei pesi e contrappesi che sono a garanzia del corretto funzionamento delle istituzioni sia al livello nazionale che internazionale.  Purtroppo a queste alterazioni nessuna forza politica ha finora voluto o potuto porre rimedio.

 

       

Categorie:articoli di giornale Tag:
I commenti sono chiusi.