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L’anomalia giudiziaria

15 agosto 2003

Il Giornale, 15 agosto 2003

Ho spesso avuto occasione di incontrare componenti dei Consigli superiori della magistratura di altri paesi dell’Unione Europea. Grande è sempre stata la loro sorpresa  nell’apprendere che il nostro CSM pretende di censurare i presidenti del Consiglio dei ministri che si sono espressi in maniera irriguardosa nei confronti dei magistrati, oppure anche di censurare iniziative non gradite ai magistrati che si assumono in Parlamento.  Mi hanno assicurato che da loro non sarebbe possibile sia perché quei compiti sono di esclusiva competenza del Palamento sia anche  perché non rientrano tra quelli loro attribuiti.  La loro sorpresa si è trasformata in “costernata incredulità” -si tratta di un eufemismo-  quando ho detto loro che neppure la nostra Costituzione e le nostre leggi attribuiscono al CSM quelle competenze e che ciò nonostante quelle censure vengono comunque adottate.

Sta per accadere di nuovo.

Diversi giorni fa l’On. Bondi ha proposto, con accenti molto duri, di istituire una commissione di indagine parlamentare che indaghi sulle violazioni commesse dai magistrati nell’esercizio delle loro funzioni.  I membri laici del CSM eletti su indicazione del centro-sinistra ed i magistrati che nel CSM rappresentano le varie correnti del sindacato della magistratura hanno predisposto un documento in cui si censura l’iniziativa parlamentare dell’On Bondi perché minaccerebbe l’indipendenza della magistratura e violerebbe il principio della divisione dei poteri.  Stando alle notizie apparse sui giornali quel documento di censura sarà sottoposto all’approvazione del CSM.  C’è da crederci perché iniziative di quel tipo sono da molti anni ricorrenti.

Le critiche  che possono muoversi all’iniziativa in atto sono numerose  e non possono certo essere tutte qui considerate nelle loro molteplici implicazioni.  Non riguardano solo il fatto, alquanto singolare, di censurare un’iniziativa, quella dell’On. Bondi, che certamente rientra tra le competenze del Parlamento pretendendo che essa costituisca, invece, una violazione della divisione dei poteri  (ma che dovrebbe fare un parlamentare, chiedere la preventiva autorizzazione al CSM ?).  L’iniziativa dell’On. Bondi è già stata aspramente condannata dal sindacato dei magistrati (cosa del tutto legittima).  Ora i suoi rappresentanti in Consiglio vorrebbero una condanna  anche da parte del CSM, con ciò stesso trasformandolo in una cassa di risonanza del loro sindacato.  Non sembra proprio che ciò giovi al prestigio istituzionale ed all’autorevolezza del CSM.

Non meno anomalo è il fatto che il CSM pretenda di appropriarsi di competenze che non gli sono state attribuite ed al contempo non svolga  compiti di grandissima rilevanza che invece le sono espressamente attribuiti dalla Costituzione e dalle leggi.  Un solo esempio.  La Costituzione prevede che il CSM debba provvedere alle promozioni dei magistrati.  Varie leggi stabiliscono rigorosi criteri in base ai quali i magistrati debbono essere valutati ai fini delle promozioni ai vari livelli della carriera (competenza tecnica, diligenza, operosità, preparazione mostrata nell’espletamento delle funzioni giudiziarie ecc.).  E’ un compito di grandissimo rilievo perché è inteso a garantire ai cittadini le qualificazioni professionali di giudici e pubblici ministeri che rimangono in carriera per 40-45 anni.  Il CSM,  composto in consistente maggioranza da magistrati, ha assolto a tale sua funzione in una maniera che va al di là del più spinto lassismo per divenire di fatto puro e semplice rifiuto di dare applicazione a Costituzione e leggi in materia. Da ormai più di 35 anni, infatti, i magistrati vengono tutti promossi fino ai livelli massimi della carriera, salvo rarissimi casi di eclatante quanto visibile demerito (come le gravi violazioni disciplinari o penali).  Anche in questo caso il CSM si è di fatto trasformato in organo di esecuzione delle aspettative corporative del sindacato dei magistrati. 

Aggiungo solo una postilla che riguarda i ricorrenti quanto inconcludenti contrasti tra politici e magistratura in Italia. 

Tutti  i paesi sono da tempo teatro di contrasti tra classe politica e magistratura, anche a causa degli accresciuti poteri decisori dei giudici in tutte le democrazie.  Da noi questo fenomeno è più ricorrente perché i poteri della nostra magistratura sono più ampi e meno trasparenti che in altri paesi. L’esempio più evidente, ma non il solo, è quello del nostro pubblico ministero che di fatto può con ampia discrezionalità indagare, anche di sua iniziativa, su ciascuno di noi in piena segretezza per periodi molto prolungati, svolgendo direttamente attività di polizia in maniera assolutamente indipendente. Dell’ampia discrezionalità di cui gode nello svolgimento di tali attività non porta nessuna responsabilità neppure quando anni dopo le sue iniziative, spesso costose e dannosissime per il cittadino innocente, si rivelano del tutto infondate.  Che un tale pubblico ministero, da un canto poliziotto-indipendente e dall’altro collega del giudice, sia figura a dir poco anomala in un sistema democratico è fuor di dubbio (non esiste in nessun altro paese a consolidata democrazia).  Che generi ricorrenti reazioni, anche rabbiose ed “al di sopra delle righe”, è del tutto comprensibile. E’ anche comprensibile che una tale magistratura abbia un grande potere contrattuale nei confronti della classe politica (i molti politici innocenti spazzati via  dalle iniziative giudiziarie di “tangentopoli” sono un efficace monito per tutti).  Anche per questo è comprensibile che finora nessuna delle molte iniziative volte a riformare il nostro anomalo assetto giudiziario sia mai andata in porto.  

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