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Intervista a Il Giornale su “i magistrati maiali”

4 marzo 2004

Il Giornale, 4 marzo 2004

Domanda: Sono molto pesanti le critiche che le vengono rivolte da esponenti di spicco del  sindacato della magistratura per l’intervista da lei concessa e pubblicata dal quotidiano La Stampa di Torino il 29 febbraio scorso i cui lei sembrerebbe paragonare i comportamenti dei magistrati a quelli dei maiali.

 

Risposta:  Nell’intervista durata oltre un’ora avevo, tra l’altro, detto che le riforme dell’ordinamento giudiziario attualmente in discussione in Parlamento erano molto limitate rispetto  all’esigenza di rendere il nostro sistema omogeneo a quello degli altri paesi a consolidata tradizione demo-liberale. L’intervistatrice mi aveva allora chiesto perché i magistrati, nonostante i conflitti che li dividono, fossero tutti duramente contrari a quelle proposte di riforma. Prima di affrontare l’argomento nel merito ho detto all’intervistatrice, figlia di un magistrato torinese molto famoso, che la sua domanda mi faceva venire in mente un detto piemontese riferitomi molto tempo addietro proprio da un magistrato torinese, e cioè che “i magistrati sono come i maiali, tra loro si mordono  ma se ne tocchi uno strillano tutti”. Da questa citazione, sulla cui opportunità si può certo dissentire, alcuni esponenti del sindacato della magistratura vogliono far risultare che io avrei affermato che tutti i magistrati sono dei maiali. Come ho già detto nel corso del dibattito consiliare sull’argomento, ciò è assolutamente ridicolo. Per ragioni di ricerca negli ultimi 40 anni ho quasi vissuto all’interno delle istituzioni giudiziarie, ed in particolare di quelle italiane (uffici giudiziari, CSM, Ministero della giustizia), godendo sempre della fattiva collaborazione di molti magistrati. Proprio per questo ho avuto ed ho molti più amici tra i magistrati che tra gli stessi colleghi  di università. Solo in tre dei miei libri appare una dedica. In tutti e tre la dedica riguarda magistrati con cui ho a lungo collaborato. Si tratta di Antonio Donati, consigliere della corte di appello di Milano negli anni ’60, di Girolamo Minervini assassinato dalle brigate rosse e di Giovanni Falcone assassinato dalla mafia. Affermare che io possa assimilare i magistrati ai maiali può quindi essere fatto solo da persone che vogliono strumentalizzare la vicenda nell’ambito dello scontro in atto tra centro-destra e sindacato della magistratura sui problemi della riforma giudiziaria.

 

Domanda: Ma lei è comunque stato sempre molto critico della magistratura anche per l’assenza di serie valutazioni della professionalità.

 

Risposta: E’ vero. Da più di 35 anni i magistrati permangono in servizio per 40-45 anni e di regola raggiungono tutti il massimo  livello della carriera senza che siano effettuati su di loro quei vagli di professionalità che sono invece previsti dalla legge. Ciò avviene ancora oggi. Le faccio un esempio recentissimo. Il 12 febbraio scorso la maggioranza del CSM ha promosso un magistrato che aveva dimenticato di scarcerare per decorrenza dei termini un extracomunitario, che è così rimasto indebitamente in carcere per ben 15 mesi. Tra le ragioni addotte in Consiglio a discolpa del magistrato in questione vi è stata anche quella che “dopotutto” si trattava di una distrazione avvenuta una sola volta.

 

Domanda: Particolarmente duro con lei è stato l’ex componente del CSM Armando Spataro.

 

Risposta: Nel caso di Spataro giocano forse anche risentimenti personali. Quando questo Consiglio ha dovuto ridestinare alle sedi giudiziarie i componenti del precedente Consiglio è stata avanzata la proposta di promuovere Spataro a procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Milano.  In quell’occasione io feci distribuire la fotocopia di una lettera ufficiale debitamente protocollata di un giudice milanese che lamentava di aver subito aggressioni verbali da parte di Spataro a seguito di un provvedimento di scarcerazione di un detenuto da lei disposto in difformità alle richieste dello stesso Spataro. Nella lettera il magistrato chiedeva al presidente del tribunale di Milano di essere esonerata dal presiedere udienze del tribunale delle libertà in cui Spataro era pubblico ministero proprio al fine di evitare altre aggressioni verbali. Anche in questo caso il CSM ha ritenuto, a stragrande maggioranza, che quel comportamento professionale di Spataro non implicasse valutazioni negative della professionalità e lo ha comunque promosso. E’ opportuno aggiungere che l’episodio che ho appena riferito era stato descritto e duramente commentato anni prima, e senza smentite, in un libro dell’avvocato Agostino Viviani.

 

iornale, 4 marzo 2004

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