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Corte costituzionale: super magistrati nel gioco delle correnti

12 settembre 2004

Il Giornale, 12 settembre 2004

Nei precedenti due articoli sulla riforma della Corte Costituzionale attualmente in discussione in Parlamento ho mostrato come una delle scelte di fondo del nostro costituente del 1948, come di quello di oggi, vadano nella stessa direzione su un aspetto di grande rilievo: quello di volere che la maggioranza dei giudici costituzionali non sia eletta, come in altri paesi democratici, da un organo politico come il Parlamento ma bensì da poteri ritenuti “neutri”, e cioè dal Presidente della Repubblica e dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. Nel precedente articolo ci siamo domandati se questi “poteri neutri” siano effettivamente tali nel senso di evitare che si creino squilibri negli orientamenti anche politici dei giudici della Corte Costituzionale nel loro complesso.  Abbiamo concluso che non è certo così per quanto concerne i giudici nominati a suo piacimento dai Presidenti della Repubblica: tutti e 5 i giudici di nomina presidenziale attualmente in carica, infatti, sono stati scelti tra professori universitari e avvocati che chiaramente provengono dall’area del centro-sinistra.  Cosa questa che certamente non sarebbe stata possibile per nessuna maggioranza parlamentare se la designazione fosse stata effettuata anche da noi dal Parlamento con un altissimo quorum, cioè a somiglianza di come avviene in Germania, Portogallo e Spagna. 

Ci rimane da considerare se ed in che senso siano da considerare “neutre” le designazioni che vengono fatte per via elettorale dai magistrati delle giurisdizioni superiori.  [E quindi anche di vedere se trovi giustificazione la scelta, unica nel suo genere tra i paesi democratici, di far eleggere da corpi di natura burocratica, quali sono i magistrati, una consistente percentuale di giudici costituzionali (5 su 15 attualmente, 4 su 15 nelle proposte di riforma).]

Per brevità mi limiterò a considerare le elezioni dei tre giudici eletti nel proprio seno dai magistrati della cassazione.  In passato sulla loro scelta elettorale ha pesata, con una certa frequenza, l’orientamento a voler rimuovere, eleggendoli alla Corte costituzionale, i magistrati che avrebbero occupato per diversi anni le posizioni di vertice di Primo (Presidente della Corte di Cassazione, di Procuratore generale di Cassazione e così via), impedendo così a numerosi colleghi prossimi alla pensione di accedere a quelle posizioni.  Le tendenze elettorali si stanno ora modificando e se ne sono già viste le prime avvisaglie in alcune delle ultime elezioni:  a molti è apparso chiaro, ad esempio, che i voti dei magistrati delle correnti di sinistra siano stati determinanti nella sconfitta elettorale del magistrato “moderato” di cassazione Antonio Martone.  Fino ad alcuni anni fa la presenza delle varie correnti tra i magistrati con funzioni di cassazione aveva poco rilievo e quindi  aveva poca influenza anche sulla elezione dei magistrati di cassazione alla Corte Costituzionale.  Con il progredire nella carriera delle generazioni di magistrati che più intensamente hanno vissuto la milizia o, comunque, le identificazioni correntizie, la presenza e l’attivismo delle correnti è venuta progressivamente crescendo.  E’ quindi ben difficile immaginare che in prospettiva abbastanza ravvicinata le campagne elettorali e la relativa scelta dei giudici costituzionali da parte dei magistrati di cassazione non avvenga anch’essa su base correntizia così come già avviene in tutte le altre occasioni in cui i magistrati sono chiamati a votare.  E’ già così per la elezione dei 26 consigli giudiziari dei distretti di corte d’appello, e da sempre così per le elezioni dei componenti togati del CSM, è cosi anche per le votazioni che avvengono nel suo seno.  Perché col progressivo avanzare della presenza organizzata delle correnti anche al livello della cassazione non dovrebbe sempre più essere così anche per quanto riguarda l’elezione dei giudici costituzionali da parte dei magistrati di cassazione?  Siamo proprio sicuri che possano avere una qualche valida giustificazione le proposte di riforma attualmente in discussione nella parte in cui da una canto prevedono di mantenere l’elezione di una elevata percentuale di giudici costituzionali nelle mani di corpi burocratici, quali sono le magistrature, e dall’altro escludono dalla scelta dei giudici costituzionali uno dei due rami del Parlamento, e cioè la Camera dei deputati? 

In conclusione vorrei avanzare una proposta che pur non rappresentando a mio giudizio una scelta ottimale può forse trovare un qualche ascolto.  Due le considerazioni da cui parto.  La prima: a me sembra che attualmente sarebbe politicamente irrealistico immaginare di sottrarre al Presidente della Repubblica la scelta, pienamente discrezionale, di una rilevante percentuale di giudici costituzionali (4 nel progetto di riforma).  Non basterebbe certo ricordare che ciò non è consentito in nessun paese a consolidata democrazia né che quel potere ha già generato squilibri nella composizione della Corte.  La seconda considerazione riguarda la presenza dei giudici di carriera nella Corte Costituzionale.  E’ prevista come possibile in tutte le Corti Costituzionali dei paesi europei ed in alcune, come Germania ed Austria, è anche assicurata imponendo agli organi politicamente legittimati ad effettuare la scelta di nominarne un certo numero di giudici costituzionali scegliendoli, appunto, tra i magistrati di carriera.  La proposta di riforma in discussione potrebbe essere modificata da un canto mantenendo nelle mani del Presidente della Repubblica il potere di nominare 4 giudici costituzionali, ma prevedendo al tempo stesso che debba sceglierli tra i magistrati delle supreme magistrature; d’altro canto assegnando alla Camera dei Deputati il potere di nominare i 4 giudici che non verrebbero più eletti dai magistrati delle giurisdizioni superiori.  In tal modo il Presidente manterrebbe i suoi poteri di nomina in una forma che non lo espone alla critica di effettuare nomine politicamente connotate, le supreme magistrature continuerebbero ad essere rappresentate nella Corte senza essere il prodotto di scelte correntizie, e la Camera dei deputati non sarebbe più esclusa dalla scelta dei giudici costituzionali.  Con queste modifiche compiremo anche un piccolo passo di avvicinamento agli assetti istituzionali vigenti negli altri paesi a consolidato assetto democratico.

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