Archivio

Archivio per ottobre 2008

Bocca? Un ex fascista dalla memoria corta

25 ottobre 2008 beppe Nessun commento

Il Giornale, 25 ottobre 2008

Su segnalazione di un amico ho preso visione dell’articolo di Giorgio Bocca pubblicato questa settimana dal settimanale L’Espresso sotto il titolo “L’eterno fascismo italico”  Nella seconda parte dell’articolo Bocca ci spiega come Silvio Berlusconi rappresenti la reincarnazione del fascismo, argomento che i suoi lettori mi dicono essere ricorrente nei suoi scritti.  Per arrivare a queste non nuove conclusioni, tuttavia, Bocca copre anche me di “contumelie antifasciste” utilizzando un articolo da me pubblicato su questo giornale il 4 ottobre scorso dal titolo “Io, ex ragazzo di Salò non riconosco a Violante il diritto di legittimarmi”.  In verità più che utilizzare quel mio articolo Bocca lo manipola a suo piacimento, usando frasi che io riferisco al presente come se si riferissero al passato e facendomi dire cose che non ho scritto.  Scrive, ad esempio, che chi come me rifiuta “il diritto degli italiani occupati dai nazisti a tradire l’alleanza voluta da Mussolini per paura e convenienza, più che per ragioni ideologiche, rifiuta il diritto umano a scegliere tra il giusto e l’iniquo”.  Chi voglia rileggere il mio articolo può verificare che in esso non appare nessuna affermazione del genere.  In quell’articolo mi sono limitato a ricordare la mia brevissima esperienza di ex ragazzo di Salò e non mi sono per nulla occupato delle scelte altrui.  Ho ricordato quella mia lontana esperienza -lontana e diversa dai miei successivi impegni politici- al solo fine di rigettare l’idea che potesse avere l’autorità morale per “assolvermi” chi, come l’On. Violante, era divenuto comunista negli anni ‘70 pur essendo pienamente cosciente dei crimini commessi da Stalin e dai suoi successori.  Nel mio articolo dicevo anche che preferivo i comunisti che non perdonano la mia scelta di allora piuttosto che quelli che pretendono di “assolvermi”.  Faccio tuttavia una certa fatica ad estendere questa mia preferenza anche a Bocca per due distinte e diverse ragioni.

In primo luogo perché egli mi sopravvaluta nel ritenere che a 12 anni io fossi tanto precoce da avere piena conoscenza di eventi sconosciuti ai più, e di aver ciò nonostante scelto ..”la fedeltà ad una alleato nazista, imperialista, stragista…..” senza curarmi “del fatto che gli alleati nazisti stessero mandando nelle camere a gas milioni di innocenti” (voglio sperare che Bocca sia in grado di comprendere l’ironia di quanto appena detto).

In secondo luogo perchè Bocca è il meno adatto a sentenziare con tanta arroganza, con tanta altezzosa protervia sulle scelte da me fatte a 12 anni. Non avendo dimestichezza col personaggio Giorgio Bocca sono andato a vedere cosa si scrive di lui sul web, utilizzando il motore dei ricerca Google.  Alla voce “Biografia e libri” ho trovato che a 18 anni egli ha sottoscritto il manifesto fascista “in difesa della razza italiana”, e che “da giovane giornalista fascista nell’agosto 1942 [quando aveva già 22 anni] scrive un articolo in cui imputa il disastro della guerra alla congiura ebraica”.  Preso da curiosità ho voluto rintracciare quell’articolo e ne ho trovato dei passi alla voce “camelotdestraideale.it” ove si specifica che l’articolo di Bocca è apparso sul giornale “La Provincia Granda” il 4 agosto 1942 e che in esso Bocca, tra l’altro, scrive “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale…..A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea…di essere lo schiavo degli ebrei?”.  Se gli astiosi rimproveri che Bocca mi rivolge per scelte da me fatte a 12 anni, escludendo perentoriamente che esse siano state fatto in buona fede e purezza di intenti, mi fossero stati rivolti da un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti ne avrei sofferto, ma avrei taciuto in rispettoso, doveroso silenzio.  Non posso certo accettarli da chi, come Bocca a 22 anni, cioè in età già matura, ha scritto articoli in cui si esprimevano orientamenti e convinzioni non dissimili da coloro che nello stesso periodo avevano creato i lager per lo sterminio degli ebrei.  Anche se mi rendo conto della sostanziale differenza che vi è tra il dire ed il fare, vi è comunque una comune “cultura”, una comune valutazione della pericolosità della razza ebraica.

Una postilla.  Personalmente ho sempre pensato che sia inelegante scavare nel passato delle persone per ricordare loro comportamenti e convinzioni che hanno abbandonato da moltissimo tempo.  Sinceramente mi spiace di non aver potuto evitare di farlo in questa circostanza.

 

Categorie:articoli di giornale Tag:

Commenti a “Io, ex ragazzo di Salò non riconosco a Violante il diritto di legittimarmi”

4 ottobre 2008 beppe Nessun commento

Il Giornale, 4 ottobre 2008

#1 giocarra (20) – lettore

il 04.10.08 alle ore 8:20 scrive:

Questo è un uomo ! L’altro è un quaquaraqua, che segue le sue convenienze. La differenza è lampante. giocarra

 

#2 rafbv (5) – lettore

il 04.10.08 alle ore 8:48 scrive:

Gentile prof. il suo sfogo ha suscitato in me una profonda tenerezza nei confronti di quel bambino. Sfortunatamente i sentimenti che lo muovevano -onore,fedeltà,coerenza,disinteresse,buona fede- mi sembrano particolarmente in disuso -di più, mi sembra che non abbiano mai messo solide radici nell’italica stirpe:Franza o Spagna….Penso che non poche responsabilità risalgano al lassismo etico del cattolicesimo (ben diversa l’etica protestante più esigente e attena alla corrispondenza tra parole e opere) anche se l’intero pianeta si sta omologando in virtù della globalizzazione economica e televisiva. Quanto a Violante non e’ un caso isolato: D’Alema,Fassino,Bersani,Veltroni sono solo uomini buoni per tutte le stagioni. Distinti saluti

 

#3 Carlo-Maria.Trajna@tele2. (166) – lettore

il 04.10.08 alle ore 8:48 scrive:

“come allora cerco ancora di fare le cose in cui credo senza curarmi troppo delle mie convenienze”:questo raro tipo di italiano merita tutto il nostro rispetto!

 

#4 Gianenrico (2) – lettore

il 04.10.08 alle ore 9:07 scrive:

Non ho mai neppure lontanamente condiviso le idee del PNF né della RSI; neppure peraltro quelle del comunismo. Ritengo l’articolo del Prof. Di Federico “PERFETTO” per forma, stile, costruzione e contenuto. Complimenti!!

 

#5 c_gera (145) – lettore

il 04.10.08 alle ore 9:34 scrive:

Credo sia un’anomalia tutta italiana quella secondo la quale pochi personaggi decidono chi debba essere apprezzato o meno, e cosi ci tocca sentir parole come “sdoganamenti”, “legittimazioni”, che secondo il loro pensiero dovrebbero significare la fine dell’ostracismo, l’autorizzazione al ritorno alla vita pubblica in generale, a quella politica in particolare, per chi non la pensa come loro. Fascismo e nazismo sono state esperienze finite sessantatre anni fa, rappresentano il passato, e mi sembra che nessuno voglia magnificarne le gesta, anzi. Alcuni hanno vissuto quel periodo nel più totale fanatismo, altri in buona fede perché all’oscuro delle molte tragedie che si stavano consumando (mica c’era internet all’epoca). La storia è storia e lasciamola agli storici. Quello che non torna invece in questa vicenda è che a voler vestire i panni dei puri ed assumere il ruolo di censori sono personaggi che abbracciano un’ideologia con un passato, ma anche un presente, da brividi.

Molti esponenti della destra italiana, hanno compiuto i cosiddetti strappi con il passato. Hanno criticato il fascismo, Mussolini, Salò. Si sono recati in Israele ed altro ancora per sottolineare la loro assoluta discontinuità con i fatti (all’epoca queste persone non erano nemmeno nate) ed ovviamente con l’ideologia. Si può dire altrettanto di tutti i personaggi della sinistra italiana a cominciare proprio da Violante? No. In casa PCI, DS PD ed altre formazioni di area, non si è mai udita una sillaba di autocritica, nemmeno quando è caduto il muro di Berlino, sulle efferatezze compiute dal comunismo, sia in passato, sia nei nostri giorni. Ed allora non è chiaro perché chi ha idee di destra debba essere sdoganato, mentre chi le ha di sinistra no. Quando qualcuno inizierà a spiegare questa sciocchezzuola forse il clima politico italiano diventerà respirabile, altrimenti i soliti quattro furbi continueranno a campare alla grande nascondendo la loro reale indole. Claudio Gera

 

#7 honhil (158) – lettore

il 04.10.08 alle ore 10:13 scrive:

Finire di leggere un “pezzo” e trovarsi con gli occhi umidi è una bella sensazione. No, Violante, per quello che ha rappresentato e rappresenta, per il suo modo arrogante e a volte violento di interpretare il suo ruolo politico, per le sue virulente accuse contro i suoi avversari politi, rei soltanto di professare idee politiche diverse, non ha, ne può mai avere, l’autorità morale di cui ne fa abuso. Sempre per perseguire i suoi personali interessi politici e di carriera.

 

#8 cardo (489) – lettore

il 04.10.08 alle ore 10:25 scrive:

Professore, grazie per aver trovato la misura giusta.

 

#9 mab (539) – lettore

il 04.10.08 alle ore 10:32 scrive:

Ottimo articolo per spessore umano e tempestività politica. A proposito di quest’ultima vorrei far notare che, se proprio dobbiamo – ma dobbiamo? – eleggere qualcuno di sinistra alla Corte Costituzionale e alla Vigilanza, almeno scegliamolo noi: abbiamo i numeri per farlo e di personaggi di sinistra, sebbene pochi, per fortuna ce ne sono! Starà poi alla sinistra o “disconoscerli” con sommo imbarazzo, o con altrettanto imbarazzo dire “grazie”…

 

#10 fabio.bonari (393) – lettore

il 04.10.08 alle ore 10:54 scrive:

Un pezzo da antologia.

 

#11 angelopoli (1) – lettore

il 04.10.08 alle ore 11:24 scrive:

Sono contento di poter leggere questo sfogo pubblico . Ritengo storicamente importante testimonianze come la sua per poter finalmente avere un discorso più sereno della nostra storia . Angelo Poli

 

#12 andrea storace (83) – lettore

il 04.10.08 alle ore 11:53 scrive:

condivido pienamente come figlio di 2 ragazzi di Saó nipote di due eroi 1 vilmente torturato e fatto a pezzi il 14 settembre del 44 e l’altro sul fronte di Nettuno e cugino di un martire di 15 anni buttato in un alto forno a Genova da una volante rossa a guerra finita perché figlio di un “fascista” Interpreto cosi il messaggio di Di Federico : quando i comunisti saranno capaci di effettuare la stessa profonda autocritica che noi abbiamo fatto?

 

#13 ondeb (6) – lettore

il 04.10.08 alle ore 12:59 scrive:

Una sola parola al prof. Di Federico: grazie. Solo uno scritto di chi ha vissuto quell’esperienza sulla propria pelle può permettere a chi non c’era di capire tutto. Grazie ancora.

 

#14 porthos (640) – lettore

il 04.10.08 alle ore 13:13 scrive:

Gentile Professore, non solo ha trovato la misura giusta, ma vi ha aggiunto, con ferma e signorile sobrietà, il giusto peso e la piena e meritata qualità. Mi permetta di esprimerLe la mia piena solidarietà e, condivisione, dei suoi giustissimi e sacrosanti sentimenti. Cordialità

 

#15 francyderasmo (167) – lettore

il 04.10.08 alle ore 13:16 scrive:

complimenti professore, con la sua lettera lei ha riscattato molti ex soldati che avevano voglia di scrivere e denunciare le motivazioni delle loro scelte guidate da puro idealismo e che invece si sono ritrovate in un inferno che neppure immaginavano. credo che la sua lettera abbia rassicurato tante persone togliendo quel piccolo rimorso che ancora attanagliava la loro anima, per aver seguito, inconsciamente, delle persone che avevano la mente annullata dal potere e dalla violenza.

 

#16 Wolf (1645) – lettore

il 04.10.08 alle ore 13:35 scrive:

Bella lettera.

 

#17 Giorgio Rubiu (225) – lettore

il 04.10.08 alle ore 13:39 scrive:

Professore,da coetaneo che quei tempi li ha vissuti a pochi chilometri di distanza da dove era Lei,posso dirLe che Lei ha trovato “la misura giusta”. Lontani da inutili e sterili recriminazioni. Memori di fatti che i nostri occhi spaventati e non più innocenti,hanno visto e che siamo in grado di ricordare con la pacatezza che ci viene dalla nostra età e dalle esperienze vissute in seguito. L’anno prima che Lei cercasse di arruolarsi per la prima volta,mio padre,quarantunenne,morì,da carabiniere del reparto Celere,a Millerovo (Ucraina).Un nome che non ha alcun riferimento geografico essendo stato una definizione di comodo dell’esercito italiano. Mi piace credere che,la dove c’era la sua povera tomba,oggi vi siano fertili campi di grano con un mucchio di papaveri che terranno il posto dei fiori che non potemmo mai portargli. Il suo articolo mi ha fatto a piangere lacrime con non sapevo più di avere. Ed io,per questo,Le sono assolutamenet grato.

 

#18 gigigi (280) – lettore

il 04.10.08 alle ore 14:08 scrive:

Si, si, bravissimo professore. Finalmente una persona degnissima quale e’ sicuramente Lei, ha compiuto il gesto ideale nei confronti di cotanto politico, che usa da sempre, l’opportunismo, per migliorare la qualità della vita, la sua. Quando io, vecchio Sottufficiale MM, ho scritto il mio pensiero, forse troppo decisamente contro questo signore, il Giornale mi rischiamo giustamente all’ordine, negandone la pubblicazione. Sono contento che la “misura giusta” sia venuta da Lei, vero rappresentante di vita vissuta di quel periodo in cui la vita di un Soldato della Repubblica di Salò non valeva un soldo bucato. Grazie e che Dio La benedica.

 

#19 giuseppe galiano (109) – lettore

il 04.10.08 alle ore 15:59 scrive:

Bravo Professore, sapesse quanta gente la pensa come Lei.

 

#20 Sylvia Mayer (2184) – lettore

il 04.10.08 alle ore 16:07 scrive:

Il massimo dello sconforto,leggendo articoli come questo, è sapere poi che i vecchi comunisti,i maestri dell’attuale”sinistra”,eran stati quasi tutti fascisti. Ma cambiarono bandiera pochi giorni prima o subito dopo,e da subito ostracizzarono gli ex fascisti o quelli che neppure lo erano stati che non erano approdati nelle fila della”sinistra”. Occultando il loro passato con l’aiuto dei monopolizzatori della cultura dalla loro parte,presentandosi vergini giudici degli altri. Si veda il caso Gunter Grass. Si legga”Cancellare le tracce”di Pierluigi Battista,ricco anche di una bibliografia fra cui scegliere se si vuol sapere. C’erano praticamente tutti,fascisti ed antisemiti,quelli che poi divennero i soloni comunisti e di “sinistra”. Quelli che passarono da Mussolini a Stalin senza soluzione di continuità. Da un dittatore ad un altro. Triste non e’che lo siano stati,ignobile e’che puntino il dito contro altri che lo furono. Ancora oggi. Spesso,esattamente gli stessi. Ex fascisti ed ex comunisti.

 

#21 Sylvia Mayer (2184) – lettore

il 04.10.08 alle ore 16:09 scrive:

L’ha trovata,la misura giusta. E glie ne sono profondamente grata,perchéil bisogno di sapere che esiste onestàintellettuale e’ fortissimo. Sono nata dopo tutto questo,non posso sapere come sarei stata se fossi vissuta allora. E’stato quindi più facile,per me,essere contraria al fascismo da subito,e di esserlo divenuta ancora di più nel tempo con gli strumenti culturali che io ho avuto,e lei no. Quegli stessi strumenti che,comunque pochi e poco a disposizione,mi insegnarono ad essere anticomunista. Capisco la sua posizione perché anch’io sento inaccettabile,nel più intimo di me stessa,che gente adulta che sapeva e che ciò nonostante e’stata comunista e si e’spesa fino a ieri perché questo Paese lo diventasse,dispensi accuse ed assoluzioni agli altri. Che questa gente,insieme ad altri che del comunismo fanno ancora la loro bandiera,possa sedere in Parlamento.

 

#22 utordone (255) – lettore

il 04.10.08 alle ore 16:39 scrive:

Certo Di Federico, certo che ha trovato la misura giusta e glie lo dice uno il cui padre (impiegato civile del Ministero degli Interni) della repubblica di Salò, ha per questo rischiato la vita e perso il lavoro. Ma queste per molti, sono bazzecole. Il fatto è che nella valutazione dei fatti, spesso mi dico che i partigiani “rossi” i quali combattevano non per la democrazia ma per instaurare un regime stalinista, neanche loro sapevano degli eccidi compiuti da Stalin nel gli anni del suo regime. Ma di fronte alle stragi di innocenti compiute da quei partigiani, il “credo” nell’ideale, diventa (e di molto) secondario: loro uccidevano tutti coloro che si erano macchiati della colpa di aver creduto nel fascismo (anche chi non aveva versati una goccia di sangue innocente): ultima considerazione: gli alleati arruolavano volontari italiani e li inquadravano in regolari reparti da combattimento: perchè i partigiani non l’anno fatto provocando,di fatto,il consumarsi delle “decimazioni” ?

 

#23 micuomo (84) – lettore

il 04.10.08 alle ore 16:52 scrive:

Complimenti al professore Di Federico:ha raggiunto un giusto equilibrio di valutazione e di sentimenti. Vero che il condizionamento di educazione e di propaganda ha spinto verso la Repubblica di Salò molti volontari : sembra che molti non fossero volontari ma costretti dalle autorità locali con ricatti di vario genere. Comunque sempre ITALIANI che difendevano la loro ITALIA. Nessuno ha diritto di condannare chi per amore patrio è morto senza badare a interessi personali. I cimiteri militari sono solo croci e nomi. La storia e la politica sono esattamente l’opposto. saluti micuomo

 

#24 MLPremuda (14) – lettore

il 04.10.08 alle ore 17:25 scrive:

Grazie per questo articolo, professore. Ho qualche anno meno di lei, ma quei tempi li ricordo. La mia famiglia, in buona parte, “sentiva” come la sua. Ho sempre pensato che fossero tempi in cui un giovane che sceglieva la parte sconfitta lo faceva in totale purezza d’intenti. Il che non era sempre vero per la parte opposta. Lei me lo ha confermato. Grazie ancora.

 

#25 Biri107 (340) – lettore

il 04.10.08 alle ore 17:34 scrive:

Sì, caro professore, lei è riuscito perfettamente nel suo intento, ed ha la stima e la solidarietà (e anche l’affetto) di tutti noi. Ecco un resoconto fedele di ciò che animava la maggior parte dei “ragazzi di Salò”. Ciò che animava i loro avversari invece, a parte la gran massa di opportunisti degli ultimi giorni, era il progetto di realizzare in Italia un regime di tipo sovietico, legato a Mosca. E a tal fine non si facevano scrupolo di scatenare la reazione tedesca sulla popolazione inerme (vedi Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, ecc), che nei loro piani sarebbe dovuta insorgere e fare la “rivoluzione”. Svanito quel progetto (la “Resistenza tradita”!), si sono poi sfogati – a guerra finita – in vendette personali e pulizie etniche. E oggi – dopo sessant’anni – loro sono “la scelta giusta”, quelli che dispensano riconoscimenti e patenti di democraticità. Il nostro professore invece è il “Male assoluto”. Evviva.

 

#26 Giorgio Rubiu (225) – lettore

il 04.10.08 alle ore 17:52 scrive:

# 16 wolf – “Bella lettera” è, per la sua brevità e sincerità, il miglior commento che sia stato scritto. La stringatezza del messaggio non riesce a nascondere l’emotività e la commozione. Bravo! Come sempre!

 

#27 walt40 (4) – lettore

il 04.10.08 alle ore 18:01 scrive:

Grande Professore Emerito Giuseppe Di Federico, io la penso esattamente come Lui, il comunista Violante sta lecchinando il centrodestra per essere eletto a capo del Consiglio superiore della Magistratura.

 

#28 nando_romano (3) – lettore

il 04.10.08 alle ore 18:51 scrive:

che dire a un uomo così, ONORE al MERITO, e a tutti quelli che all’epoca dei fatti si comportarono in quella maniera, perchè ritennero giusto mantenere una parola data!

 

#29 Giuseppe Balzan (125) – lettore

il 04.10.08 alle ore 19:48 scrive:

Onore alla Sua persona e grazie per aver raccontato la sua storia c’ero anch’io quindi può pensare come io la possa aprezzare Saluti e tanta salute Giuseppe

 

#30 roby55 (87) – lettore

il 04.10.08 alle ore 20:14 scrive:

Condivido pienamente. Complimenti prof. Di Federico.

 

Io, ex ragazzo di Salò non riconosco a Violante il diritto di legittimarmi

4 ottobre 2008 beppe Nessun commento

Il Giornale, 4 ottobre 2008

In questi giorni vari giornali hanno ricordato, per l’ennesima volta, che l’On. Violante, quando era presidente della Camera, aveva “legittimato” i ragazzi di Salò che avevano combattuto per ideali in cui credevano in buona fede.  Ricordo che allora l’On Tremaglia più di tutti ebbe a compiacersi di quel riconoscimento.  In quell’occasione io, ex ragazzo di Salò, detestai l’On. Tremaglia e gli altri del suo partito che assunsero atteggiamenti simili ai suoi.  Mi sentii inoltre profondamente offeso dall’iniziativa dell’On. Violante, con cui avevo avuto sino ad allora rapporti non ostili.  Per spiegare il perché di questa mia reazione devo raccontare brevemente la mia storia di ex-ragazzo di Salò. 

Nel 1944, quando avevo solo 12 anni, pensavo che fosse un disonore aver cambiato alleati nel corso della guerra e che questo disonore doveva essere “lavato”, se necessario, anche con il proprio sangue” (erano le parole allora in uso che io seguitavo a ripetermi).  Volendo arruolarmi andai al comando delle Brigate Nere che, a Bologna, aveva sede in Via Manzoni.  Presero i miei dati personali, indirizzo compreso, ed avvertirono subito mio padre (abitavamo molto vicino e cioè nell’ufficio di mio padre in Palazzo d’Accursio, dopo che la nostra casa era andata distrutta dai bombardamenti).  Mio padre mi disse che ero troppo giovane per fare il soldato e che comunque chi vuol farlo non sceglie un corpo di polizia politica, come le Brigate Nere, ma un regolare corpo dell’esercito “in grigio verde”.  Allora non riuscii a capire perché, ma ne tenni conto.  Il mio secondo tentativo fu fatto all’inizio del 1945.  Andai questa volta al comando della Decima Mas e riuscii a convincere il capitano Simula ad arruolarmi (ricordo il suo nome perché è scritto sul modulo del reclutamento che ancora conservo),  Per convincerlo gli mostrai il giornale che riportava il decreto firmato da Mussolini con cui si autorizzava l’arruolamento dei minori di 16 anni,  gli dissi che i miei genitori erano entrambi morti sotto i bombardamenti e che vivevo ospite di parenti non stretti che erano molto seccati di doversi occupare di me (le condizioni di devastazione in cui versava Bologna gli impedivano di controllare).  Con una certa riluttanza mi firmò il foglio di via per Milano (Piazza Fiume) dove sarei dovuto andare con mezzi di fortuna.  Come a qualsiasi altra recluta mi offrì una razione di sigarette e 500 lire.  Con sdegno rifiutai l’offerta “perché quello che facevo non lo facevo per avere compensi”, ed insieme con un altro ragazzo, senza una lira in tasca, mi avviai alla volta di Milano ove giunsi quattro o cinque giorni dopo.  Ben presto fui riportato dai miei genitori. 

Con l’arrivo delle truppe alleate, il 21 aprile 1945, dovemmo fuggire la notte stessa, per evitare che mio padre fosse, senza ragione alcuna, sommariamente giustiziato (che questa fosse l’intenzione dei partigiani ci era stato detto dal comandante dei vigili urbani che aveva con loro rapporti).  Mio padre fu comunque epurato sino al 1953, e per 8 anni vivemmo prima in uno scantinato e poi in una soffitta.

Dopo la guerra la mia famiglia ed io ci rifiutammo di credere che i nostri alleati tedeschi avessero organizzato campi di sterminio.  Era la propaganda dei vincitori.  Ci ricredemmo solo quando tornò dall’America il fratello di mia madre che ci disse che era tutto vero (a lui non potevamo non credere).  Fu un vero shock per tutti noi.

Per comprendere appieno i sentimenti che ispiravano i comportamenti della mia famiglia, e quindi anche i miei, ricordo che vari anni dopo fine della guerra trovai la mala copia di una lettera che mio padre, congedato dall’esercito nel luglio 1943, aveva scritto all’inizio del 1944 ad un colonnello, suo ex commilitone, che lo sollecitava ad entrare nelle forze armate della Repubblica di Salò.  Nella sua lettera mio padre diceva che si augurava la vittoria dell’Asse, ma che non poteva accettare.  Per quanto considerasse i partigiani dei traditori non avrebbe potuto mai sparare contro un altro italiano. 

Per molti anni mi sono tenuto lontano dalla politica, le esperienze fatte dalla fine della guerra me lo impedivano.  Solo nel 1956, a Londra mi sono avvicinato alle idee socialiste.  Ma di politica attiva non ne ho fatta fino alla metà degli anni ’60 dopo tre anni di permanenza negli Stati Uniti.

Dopo questi brevi ricordi posso ritenere che sia possibile far comprendere le ragioni per cui mi sentii offeso dai riconoscimenti che agli ex ragazzi di Salò provenivano da Violante e dagli apprezzamenti a lui rivolti da Tremaglia ed altri.  Come ex ragazzo di Salò non posso accettare di vedere legittimati i miei comportamenti di allora, tutti ispirati da sentimenti coltivati in assoluta buona fede, da un signore che nonostante conoscesse i crimini commessi da Stalin (io quelli commessi da Hitler non li conoscevo), nonostante la repressione dell’Armata Rossa a Budapest si è iscritto al Partito Comunista con piena coscienza di quegli eventi.  Io non voglio giudicare o condannare le sue scelte politiche.  Quelle scelte tuttavia non gli danno nessun titolo, nessuna autorità morale per legittimare i miei comportamenti e le mie scelte di quando avevo neanche 13 anni, e neppure quelle di chi aveva più anni di me, che in purezza di sentimenti fecero scelte simili alle mie.  Sinceramente preferisco i suoi compagni di partito che non cambiano idea sulle mie scelte di allora.  Io, per mio conto, sono ancora orgoglioso delle scelte che feci allora, pur avendo da moltissimi anni coltivato idee politiche ben lontane da quelle della Repubblica di Salò.  Ne sono orgoglioso perché ora come allora cerco ancora di fare le cose in cui credo senza curarmi troppo delle mie convenienze.  Può dire lo stesso l’On. Violante?

Una postilla:  più volte in passato ho pensato di scrivere questo articolo e più volte ho cominciato a farlo.  Ci mettevo troppa rabbia e non trovavo la misura giusta.  Spero di averla trovata questa volta. 

Categorie:giustizia Tag: