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La responsabilizzazione del PM

23 dicembre 2008

l’Opinione, 23 dicembre 2008 

Leggendo le notizie sul conflitto tra le procure della Repubblica di Salerno e Catanzaro, sul reciproco sequestro di atti giudiziari operati per il tramite di gruppi contrapposti di Carabinieri, sulle reciproche e gravissime accuse che rimbalzano da una procura all’altra, mi è venuto in mente quanto detto al recente convegno sulla giustizia del Partito Democratico da un notissimo dirigente di lungo corso dell’Associazione Nazionale Magistrati, il Dott. Bruti Liberati.  Ci ha detto  che le conflittualità generate dall’operato della magistratura  nell’applicare la legge sono fisiologiche in democrazia. Ha specificato che è pertanto del tutto fisiologico che dalle iniziative giudiziarie vengano colpiti uomini politici e messi in crisi i governi democraticamente eletti. Ha testualmente aggiunto che  “l’iniziativa della magistratura non deve incontrare limiti”.  Molto chiara, seppure implicita, la riaffermazione della piena legittimità e valenza democratica dell’avviso di garanzia recapitato a mezzo stampa al Presidente Berlusconi dalla  Procura di Milano nel 1994, delle iniziative della Procura di Salerno che, colpendo il Ministro Mastella, hanno determinato quest’anno la caduta del Governo Prodi, di tutte quelle iniziative giudiziarie di tangentopoli che hanno trascinato nel fango della gogna giudiziaria molti cittadini e politici poi risultati innocenti (da ultime anche le assoluzioni degli  On. Gava e Mannino).   Da parte sua nessuna riflessione sul fatto che le moltissime iniziative giudiziarie che si concludono dopo anni con la piena assoluzione di cittadini non hanno mai determinato, a differenza di altri paesi democratici, nessuna forma di responsabilità per chi quelle iniziative ha assunto senza avere sufficienti elementi di prova.   Bruti  Liberati ha quindi concluso il suo discorso con un monito rivolto a tutti noi.  Parafrasando  una frase di Humphrey Bogart  ci ha detto: “è l’indipendenza della magistratura, bellezza, e non ci puoi fare niente!”.   A me sembra che questa arrogante affermazione di potere, di un potere insindacabile, se deve valere per gli uomini politici e per la caduta di governi  legittimamente eletti, debba conseguentemente valere anche per le iniziative giudiziarie assunte dalle Procure di Catanzaro e Salerno.  Anche per quelle iniziative bisognerebbe limitarsi a dire “è l’indipendenza della magistratura, bellezza,  e non ci puoi far niente!”,  e lasciare quindi che la “giustizia” anche in questo caso faccia il suo corso senza interferenze e per tutto il tempo necessario alla nostra macilenta macchina giudiziaria .   Poiché questa volta le iniziative dei pubblici ministeri riguardano e “delegittimano” le istituzioni giudiziarie e la magistratura, invece,  sembra che la correttezza delle iniziative giudiziarie da loro assunte e le loro responsabilità debbano essere immediatamente accertate, senza attendere gli esiti giudiziari delle iniziative da loro intraprese.

Sia ben chiaro, non voglio certamente dire che anche in questo caso le responsabilità e le decisioni dei pubblici ministeri debbano essere insindacabili.   Voglio invece dire che il problema della trasparenza e della responsabilizzazione delle iniziative del pubblico ministero per le scelte che egli compie nell’effettuare le indagini e nell’iniziativa penale deve essere affrontato non solo con riferimento alle iniziative della procure e dei pubblici ministri di Salerno e Catanzaro ma, invece, in termini generali perché riguarda tutti noi.  Riguarda  il fatto che in Italia ciascun pubblico ministero può, anche di sua iniziativa, indagare su ciascuno di noi per reati che ritiene (più o meno giustificatamene) siano stati da noi commessi, utilizzare senza limiti di spesa le forze di polizia e gli strumenti di indagine che ritiene più adeguati.  Se dopo molti anni risulta che le iniziative dei PM erano prive di sufficienti elementi probatori o addirittura prive di qualsiasi giustificazione, il PM non ne porta comunque alcuna responsabilità.  Nulla conta  che la sua iniziativa abbia procurato danni irreversibili a cittadini innocenti (economici, sociali, politici, alla sua  famiglia, alla sua salute), nulla conta che la sua iniziativa giudiziaria abbia gravato le casse dello Stato di ingenti spese prive di giustificazione. Il PM può con immancabile successo ed in ogni circostanza sostenere che il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale lo aveva costretto ad agire.  Questo principio Costituzionale cioè, pur essendo di fatto inapplicabile (in tutti i paesi  reati sono troppo numerosi per essere tutti perseguiti), formalmente legittima qualsiasi atto discrezionale del PM trasformandolo formalmente in un “atto dovuto”, e come tale insindacabile a prescindere dai danni che genera sul piano dei diritti civili, dei costi della giustizia e della sua efficienza. 

Va subito aggiunto che l’episodio del conflitto tra i magistrati delle procure di Salerno e Catanzaro evidenzia anche un’altra anomalia del nostro sistema giudiziario, strettamente collegata al principio di obbligatorietà dell’azione penale.  Avendo formalmente imposto a tutte le procure ed a tutti i pubblici ministeri l’impossibile compito di perseguire efficacemente tutti i reati, il nostro Costituente ne ha anche tratto la “logica” conseguenza  che  non vi era alcun bisogno di creare un sistema unitario e gerarchico dell’assetto del PM, e neppure un soggetto istituzionale che fosse politicamente responsabile del suo coordinamento e delle politiche pubbliche in materia criminale.  L’assetto unitario e gerarchico del PM su base nazionale è invece caratteristica comune  a tutti gli altri paesi democratici, ove un conflitto come quello tra le procure di Salerno e Catanzaro non si sarebbe potuto verificare non solo perché gli ambiti di discrezionalità dei Pm sono regolati e responsabilizzati ma anche perché avrebbe trovato preventiva soluzione e/o coordinamento al livello gerarchico più elevato, distrettuale o nazionale. 

Una postilla.  Il conflitto tra le procure di Salerno e Catanzaro è solo il più eclatante esempio della conflittualità che da molti anni caratterizza la vita delle nostre procure della Repubblica e che trae, anch’essa, origine dalla peculiari caratteristi di assetto del nostro PM.  Ricorrenti sono, infatti, stati i casi di aspri conflitti tra gruppi di pubblici ministeri all’interno delle singole procure, generati anche dai diversi orientamenti in materia di indagini e di rilevanza dei diversi tipi di reato  (ad esempio nelle procure di Palermo e della stessa Catanzaro nel 2005).  Di regola gli interventi del CSM in materia sono stati inefficaci e tardivi, anche perché l’appartenenza a diverse correnti dei PM in conflitto ha spesso generato in seno al CSM, paralizzanti e prolungate contrapposizioni tra i rappresentanti delle loro rispettive correnti. 

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