Lodo Alfano? C’era già, fu inventato per salvare Scalfaro




Il Giornale, 4 marzo 2004
Domanda: Sono molto pesanti le critiche che le vengono rivolte da esponenti di spicco del sindacato della magistratura per l’intervista da lei concessa e pubblicata dal quotidiano La Stampa di Torino il 29 febbraio scorso i cui lei sembrerebbe paragonare i comportamenti dei magistrati a quelli dei maiali.
Domanda: Ma lei è comunque stato sempre molto critico della magistratura anche per l’assenza di serie valutazioni della professionalità.
Risposta: E’ vero. Da più di 35 anni i magistrati permangono in servizio per 40-45 anni e di regola raggiungono tutti il massimo livello della carriera senza che siano effettuati su di loro quei vagli di professionalità che sono invece previsti dalla legge. Ciò avviene ancora oggi. Le faccio un esempio recentissimo. Il 12 febbraio scorso la maggioranza del CSM ha promosso un magistrato che aveva dimenticato di scarcerare per decorrenza dei termini un extracomunitario, che è così rimasto indebitamente in carcere per ben 15 mesi. Tra le ragioni addotte in Consiglio a discolpa del magistrato in questione vi è stata anche quella che “dopotutto” si trattava di una distrazione avvenuta una sola volta.
Domanda: Particolarmente duro con lei è stato l’ex componente del CSM Armando Spataro.
Risposta: Nel caso di Spataro giocano forse anche risentimenti personali. Quando questo Consiglio ha dovuto ridestinare alle sedi giudiziarie i componenti del precedente Consiglio è stata avanzata la proposta di promuovere Spataro a procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Milano. In quell’occasione io feci distribuire la fotocopia di una lettera ufficiale debitamente protocollata di un giudice milanese che lamentava di aver subito aggressioni verbali da parte di Spataro a seguito di un provvedimento di scarcerazione di un detenuto da lei disposto in difformità alle richieste dello stesso Spataro. Nella lettera il magistrato chiedeva al presidente del tribunale di Milano di essere esonerata dal presiedere udienze del tribunale delle libertà in cui Spataro era pubblico ministero proprio al fine di evitare altre aggressioni verbali. Anche in questo caso il CSM ha ritenuto, a stragrande maggioranza, che quel comportamento professionale di Spataro non implicasse valutazioni negative della professionalità e lo ha comunque promosso. E’ opportuno aggiungere che l’episodio che ho appena riferito era stato descritto e duramente commentato anni prima, e senza smentite, in un libro dell’avvocato Agostino Viviani.
iornale, 4 marzo 2004
